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Marilyn Manson, Mechanical Animals compie 20 anni

Vent’anni fa Marilyn Manson pubblicava Mechanical Animals, una feroce critica alla società e alla musica che ancora oggi è maledettamente attuale. Il valore di questo disco è talmente radicato nel tessuto socioculturale, soprattutto con il malconcio senno di poi di questo 2018, da doversi considerare una vera e propria forma d’arte. Attraverso egocentrismi iconici il terzo disco del reverendo è una fotografia estremamente lucida e anticipatrice della china che la società consumistica stava prendendo e che guardandoci indietro, pare avere come rampa di lancio proprio quegli anni di fine secolo scorso.

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In quel volgere crepuscolare di un’era, si correva talmente forte che la paura più grande era di non riuscire a fermare lo slancio nel caso la volta al nuovo secolo fosse stata sbarrata da un muro cibernetico, cresciuto al di sotto della nostra consapevolezza offuscata dalla smania di possedere tutto, e subito. La facciata è stata evitata non si sa nemmeno bene come. L’isteria di massa si è rivelata ancora una volta ingiustificata, ma il tessuto sociale pare essersi sgretolato anno dopo anno, fino a diventare il marasma di odio e insicurezze attuale. Un bagaglio intero di convinzioni basilari è imploso, passando attraverso lo shock del crollo delle Torri Gemelle e della guerra perpetua contro il terrorismo, arrivando all’eterno problema dell’uso incontrollato delle armi e al crescente risentimento razzista che avvelena i rapporti tra gli uomini.

Ormai nulla è più vero, nulla è più bene o male, meglio o peggio. La realtà appare rifratta da miliardi di punti di vista, ulteriormente filtrati dal velo artefatto di internet. Mechanical Animals, disco di mezzo di una trilogia di firma autobiografica iniziata con Antichrist Superstar (1996) e terminata con Holy Wood (In The Shadow Of The Valley Of Death, 2000), introduce con vent’anni di anticipo tutti i temi attualissimi di dissolvenza degli ideali, di perdita di umanità, il tutto sotto il segno ispiratore di David Bowie, che a sua volta era nell’immaginario collettivo alieno tra i terrestri.

Brian Hugh Warner incrementa l’efficacia del suo nucleo sovversivo. Il seme della provocazione risiede già nel suo nome, che richiama l’attrice icona storica della bellezza travisata (Marilyn Monroe), superficiale per tutti ma fragile al suo interno, e di un serial killer totalmente alienato e incurante del valore della vita terrena (Charles Manson).

Marylin Manson ha sempre avuto come motore propulsore della sua arte quella di sconvolgere e rompere la zona di conforto culturale delle masse. Ma attenzione, è sempre stato al tempo stesso molto attento alle mode, non solo musicali, riuscendo a manipolarle a suo piacimento. Musicalmente Mechanical Animals è un prodotto perfetto per il 1998, tanto da risultare ancora oggi il suo maggiore successo commerciale e il primo album a debuttare al numero uno delle chart. Più glam, meno metal, più malinconico e melodico, con videoclip disturbanti si piazza in cima a tutte le classifiche di rotazione radiofonica e televisiva.

Manson diventa una delle icone del nostro tempo, offendendo e provocando nei salotti delle famiglie perbene che assimilano indignate. Pregno di tematiche, simbolismi, metafore della società, Mechanical Animals (uscito il 14 settembre 1998 in Australia e il 15 settembre 1998 negli States) è prima di tutto un album rock pieno di canzoni di livello altissimo, con quattro singoli che con il loro stile rock catchy hanno veicolato tematiche estremamente profonde e dissacranti in tutte le case del mondo, con in vetrina la disturbante figura di Manson sotto le spoglie del suo alter ego ‘Omega’.

20 ANNI FA…
La strage della Columbine High School si verificò il 20 Aprile del 1999. Due studenti entrarono nel campus armati e spararono a 12 studenti e un insegnante, siglando uno dei peggiori omicidi di massa della storia americana. Tale è stata la forza e l’esposizione di Marylin Manson nella scena popolare dopo i primi tre album e immediatamente successiva a Mechanical Animals, che l’opinione pubblica (come sempre a caccia di un colpevole e capro espiatorio) ha fatto ricadere la responsabilità sul Reverendo. Reo di avere creato con la sua arte il sotto strato culturale malato che ha cresciuto personalità adolescenziali disturbate quali quelle dei due giovani killer, Manson intervistato da Chuck Palahniuk (scrittore anch’esso controverso, autore tra gli altri di Fight Club, Soffocare, Cavie) ha dichiarato “Se avessi avuto la possibilità di parlare con quei ragazzi li avrei semplicemente ascoltati. Cosa che evidentemente nessuno ha fatto”.
Si conferma così una distanza comunicativa tra l’arte di Manson e una parte di opinione pubblica che non riesce a vedere sotto lo strato provocatorio. Nel suo album Manson riflette amaramente proprio sulla distanza siderale che l’animo umano sta prendendo dalle consuetudini quotidiane, sprofondando in un oblio nero. Sulla crescente cattiveria e odio della gente. Attraverso la chiave di lettura dell’altro, dell’esterno che capita sulla terra, l’alieno Omega, Manson critica l’umanità in maniera molto meno aggressiva che nei suoi precedenti album, ma non per questo meno profonda e convincente.

Ispirato a due figure cinematografiche, E.T. e Edward Mani di Forbice, Omega è come loro il simbolo dell’alienazione, della frustrazione dell’isolamento inevitabile portato da una lontananza siderale di costumi, modi di pensare. L’alieno è l’estremizzazione dell’assenza di dialogo, del muro divisorio con la cultura di massa, che porta a frustrazione e violenza. In questo senso appare forzata e inopportuna l’accusa mossagli di istigare atti violenti come quello della Columbine.
Manson al contrario biasima e accusa l’andazzo della popolazione mondiale, sempre più chiusa in se stessa, incattivita e violenta. In questi ultimi vent’anni la condizione è stata inasprita dall’avvento del web che ha isolato ancora di più gli animi dietro a trincee di un odio brutalmente strumentalizzato. Nel 1998 il mito di Manson è già completamente costruito, calcificato dall’uscita quello stesso anno dell’autobiografia The Long Hard Road Out of Hell. Un artista che ha sofferto molto e che ha fatto di tale sofferenza la sua arma, che si prefigge il compito di aprire gli occhi alla massa, compito ingrato con la costante contraddizione della vagonata di soldi che nel frattempo entrano nelle sue tasche, la notorietà, il divismo.

Le stoccate a religione e dogmi sociali su sessualità, anticonformismo spinto lo ha reso inviso alla frangia più conservatrice di pubblico e gli ha attirato moltissime critiche. Omega è una figura che satura il mercato ed è deviante, fastidiosa. Ricordo ancora la potenza delle immagini dei videoclip dei singoli, centralizzate nelle curve destabilizzanti dell’alieno caduto in terra e intrappolato a forza all’interno di un gruppo rock (i Mechanical Animals, appunto) e costretto a fare la rockstar, vista in questa chiave come una punizione da espiare più che un privilegio.
Omega è asessuato, ricoperto da una superficie liscia e incolore che cancella ogni prerogativa fisica e sessuale creando un ibrido che offende le convenzioni cattoliche di distinzione netta (e diseguale) tra uomo e donna. Omega ha il trucco, i capelli rossi, ha i seni ma non ha nient’altro che una superficie liscia e asettica in zona pubica.

La copertina curata dal fotografo Joseph Cultice ritrae in primissimo piano questa versione deteriorata e malata di Ziggy Stardust, alter ego di David Bowie che come detto è ispirazione primaria di tutto il progetto che sta dietro all’album. Soprattutto come si è visto nel primo film da protagonista del Duca Bianco, L’Uomo che cadde sulla Terra del 1976 di Nicolas Roeg. Alcune grandi catene di distribuzione si sono rifiutate di esporre l’album nei loro scaffali per la forza sovversiva delle immagini in copertina. L’album tramite simbolismi e metodi rivoluzionari di comunicazione si prefigge prima di tutto di raccontare una storia e un ideale, che piaccia o meno. Simbolismi e un packaging rivoluzionario introducono il fan che allora ha comprato il cd in un viaggio oscuro e affascinante nella mente di Manson. La copertina era studiata per veicolare i vari messaggi subliminali secondo un metodo e un percorso che si scopriva man mano che si procedeva all’interno dell’oggetto, utilizzando filtri e colori, il tutto spiegato in una legenda in stile mappa del tesoro. Mechanical Animals irrompe nel 1998 come un progetto rivoluzionario sotto tantissimi punti di vista: una volta inserito il cd nello stereo, si lascia spazio ad un rock incisivo e mai come a questo punto della carriera di Marilyn Manson anche piacevole da ascoltare, nonostante i risvolti disturbanti, che lo rendono un successo commerciale e un martello pneumatico che sbriciola il cemento delle convenzioni sociali.

IL DISCO
Uno dei simbolismi più potenti all’interno di Mechanical Animals è quello del numero 15, nato dall’impianto fortemente autobiografico del progetto trilogia (Antichrist Superstar, MA, Holy Wood, da ‘leggere’ però al contrario, in verso anti cronologico). 1 è il giorno e 5 è il mese di nascita di Manson. 14 è il numero delle tracce presenti nel disco più una multimediale (ricordiamo che internet era ancora ai primi passi, limitato e privilegio per pochi), quindi 15 anche qui. New Model No.15 è una traccia dell’album, critica violenta contro la figura dell’uomo moderno, inerme, passivo e schiacciato dal capitalismo e le sue esigenze contro natura.
L’album è diviso in due, come due sono le anime separate in cui si scinde l’Io artistico di Manson. Una nel già citato Omega e l‘altra in Alpha. Se Omega è la figura esterna, aliena, Alpha è l’ombra terrena dell’artista, stanca e disillusa. Le due entità si dividono equamente le numerose tracce del disco e sebbene le tematiche rimangano pressappoco le stesse, i momenti più cinici e dolorosi sono riservati all’alieno relegato nella costrizione dell’industria del rock.
L’inizio è affidato a Great Big White World, un ritratto desolante del mondo che ha perso colore, che è sopportabile solo attraverso l’uso massiccio di droghe (pensate come possano averla presa le associazioni dei genitori in tutto il mondo) e dove la religione è solo una menzogna palliativa (altra benzina sul fuoco).

The Dope Show è tutt’ora il singolo di maggior successo di Manson. Il clamoroso video che lo accompagna ha un grande merito, con le sue immagini che dopo vent’anni ancora rimangono stampate nella mente. Tutti i temi di alienazione e di azzeramento di consuetudini, divisioni sessuali e di genere si concretizzano in Omega che cammina con passo incerto come se non avesse scheletro, minato dal peso dell’odio terrestre, con la sua assenza di colori, con le sue forme che repellono ma che al tempo stesso sono accattivanti, cariche di una potenza comunicativa enorme. Disturbante è il suo atteggiamento sofferto, rinunciatario e cupo, ma al tempo stesso carico di divismo e sensualità forzata, spregiudicata, in una metafora alquanto anticipatrice dell’atteggiamento che l’uomo importa nei suoi alter ego sociali.

Dal punto di vista musicale The Dope Show ha tutto, melodia e potenza rock. Il passaggio “Ti amano quando sei sulle copertine e quando non lo sei più…amano qualcun altro” è riferito all’industria musicale, ma non solo. Mechanical Animals, oltre ad essere il nome dell’album e la band fittizia di cui Omega è frontman, è anche la terza traccia del disco, un rock potente e assurdamente melodico, e la ‘Mechanical Bride’ che viene citata è proprio quell’umanità che si abbassa e schiavizza alle convenzioni, la stessa umanità che si scaglia con maggior forza nelle critiche alla musica e all’arte di Manson.

Potentissima è Rock Is Dead (nella soundtrack di The Matrix del 1999), dal titolo rivelatorio che dà la chiave di lettura musicale del progetto: un post rock che svicola dai canoni del genere, e in particolare dalla convinzione che il genere stesso sia salvifico. “Il rock è più morto della morte, Dio è la tv, quindi prendi le tue proteste e mettile a dormire” è disillusione pura che frantuma il mito del rock dalle fondamenta. Dissociative è un lamento sotto forma di desiderio di lasciare il teatrino del mondo, e con la ballata The Speed Of Pain e l’acidità punkeggiante di Posthuman (unita a I Want To Disappear), delineano bene come il modello di riferimento dell’alieno sceso in terra David Bowie venga preso e messo a marcire, trasformando tutto il sublime e sognante quadro ultraterreno del Duca in una maledizione, la spinta pioneristica e liberatoria oltre il cielo diventa un’alienazione che porta a solitudine e sofferenza.

Altro singolo spacca classifiche è I Don’t Like The Drugs (But The Drugs Like Me), con l’immagine fortissima del video di Omega che porta sulle spalle una croce fatta di televisioni, a rappresentare il triangolo provocatorio che unisce religione, sessualità e celebrità, un tema centrale nel messaggio artistico di Manson. La disillusione sui rapporti umani è palese in User Friendly e Fundamentally Loathsome, mentre l’alienazione e fatalismo pessimistico riaffiorano in The Last Day On Earth e nella chiusura con Coma White, pezzo che parla di come le droghe possano sì aiutarti a sopportare il male del mondo ma non a salvarti da te stesso.

…E OGGI
Mechanical Animals è sinistramente profetico nel delineare il sentiero malato della società del ventunesimo secolo. Il potere dell’individuo è sempre più fievole, e la macchina capitalistica sempre più soverchiante e invasiva nelle vite e abitudini delle persone comuni. Si ha quasi l’impressione che la realtà sia solo quella rappresentata dai social media, e che il resto sia solo un grande coma bianco. Marilyn Manson è una figura depotenziata, per assurdo ora che le grandi istituzioni contro cui lottava hanno perso smalto, i mulini a vento si sono fermati e quelli che allora trattavano con odio l’artista, un odio derivante dalla paura e dalla minaccia alle proprie granitiche convinzioni che in lui vedevano, è diventato un blando fastidio e poco più.

Si, in occasione delle ultime visite nel nostro Paese ci sono state proteste da parte della comunità cattolica, anche violente, come in occasione degli abitanti del piccolo borgo di Villafranca di Verona che si sono mobilitati in massa per protestare e respingere la venuta di colui che hanno indicato come l’anticristo. Invano, visto che il concerto si è tenuto senza problemi (anzi, era pure sold-out!).

Mi ha fatto anche una strana impressione vedere recentemente il Reverendo invitato e intervistato ad una trasmissione di Paolo Bonolis, durante la quale Manson ha sparato le ormai note bombe contro cattolicesimo e società contemporanea, parlando di se stesso con la consueta disinvoltura provocatoria. Queste frecciate venivano però prese da Bonolis e pubblico in maniera innocua, quasi derisoria, come se stessero guardando le evoluzioni di un qualche raro animale rinchiuso all’interno di una bacheca di uno zoo.

Ogni efferatezza, ogni perversione della società era imputata dai puritani quasi meccanicamente a Manson, come se nelle sue canzoni esistessero comandi nascosti impartiti alle menti deboli. La verità è che una figura di rottura è sempre necessaria, e per un breve periodo Manson ne è stato il re. Prima di lui c’era John Lennon, un altro le cui copertine venivano boicottate dalle grandi distribuzioni, in virtù di un pudore messo sotto attacco. Oggi il rock è indietro da questo punto di vista, ha mancato a uno dei suoi compiti primari, quello di rivoluzionare e di offendere laddove ce n’è bisogno per andare avanti, per crescere culturalmente e non mummificarsi.

Oggi vedo più in prima linea il ritorno prepotente del rap, a livello mondiale come in Italia, con Eminem ancora sulla cresta dell’onda e Childish Gambino a smuovere coscienze con il suo miliardo di visualizzazioni del video This Is America. In Italia vedo molti, oscuri parallelismi non tanto sugli artisti, ma su molte reazioni dei ben pensanti su fenomeni come la Trap e i suoi cantanti (su tutti Young Signorino) che vengono trattati con orrore e derisione, proprio come venti anni fa Marilyn Manson. Peccato che il messaggio qui veicolato sia unico e ancora troppo poco articolato nei meandri degli ammuffiti corridoi sociali, vedremo se e come questo filone si evolverà in qualcosa di più sostanzioso.

Ora come ora, non posso fare a meno di pensare all’amarezza delle parole dell’album dei testi di un album, Mechanical Animals, che lottava contro tutto e tutti ma al tempo stesso sanguinava dell’amarezza proveniente dalla consapevolezza della vacuità di una lotta di cui è rimasta poca traccia, se non quella musicale. Mechanical Animals è quell’amico che i tuoi genitori odiano, che ti proibiscono di vedere convinti che ti porterà a perderti, mentre è proprio da lui che riceverai i migliori insegnamenti e il maggior conforto.

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