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Le 10 migliori canzoni mai scritte dai Muse

Il ritorno dei Muse è vicino. È passato ormai un anno e mezzo dalle prime foto dallo studio di registrazione e più di un anno dal primo singolo: Big Down. Nel frattempo ne è stato rilasciato anche un secondo – Thought Contagion – e ci si appresta ad accogliere l’arrivo nei cinema di tutto il mondo dell’ambizioso Muse: Drones World Tour, in sala il 12 e il 13 luglio (prevendite in corso, cliccate qui per acquistare i biglietti).

Insomma, i tempi per un nuovo disco e relativo tour mondiale a supporto sono ormai più che maturi. L’occasione è quindi perfetta per riprendere in mano il fascicolo Muse e provare a stilare una classifica dei migliori pezzi di Matthew Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme.

E quando ci si ritrova costretti a lasciare fuori delle hit mondiali come Starlight, Supermassive Black Hole, Uprising, Resistance, Madness, Supremacy, Psycho e Dead Inside, è possibile farsi una discreta idea dello straordinario percorso che li ha portati a essere oggi una delle band più imponenti del pianeta.

10. Sunburn
La più rilevante traccia del disco d’esordio dei Muse: Showbiz. L’ipnotica intro di pianoforte ci prende per mano e ci introduce nel poliedrico mondo del trio britannico.

9. Reapers
L’unica rappresentante degli ultimi tre dischi dei Muse in questa classifica. Non tanto per demeriti della recente discografia, quanto più per i clamorosi meriti dei precedenti dischi. Reapers però è una di quelle mine che se fossero uscite a inizio carriera ora avrebbero ben altro peso.

8. New Born
Posizione forse un po’ ingenerosa per New Born, opener del secondo e fondamentale disco dei Muse, Origin of Simmetry. Un canzone fondamentalmente perfetta, che si avvia con l’ammaliante pianoforte e le altissime note della voce di Bellamy, per poi percuotere l’ascoltatore con l’irruenza delle sue distorsioni e il martellante pattern della batteria di Dom.

7. Hysteria
Absolution è un disco incredibile, contenitore di alcune imprescindibili perle del repertorio del combo britannico. Al suo interno anche Hysteria, quella per la quale ogni fan dei Muse perde la voce a ogni singolo concerto. “CAUSE I WANT IT KNOW, I WANT IT KNOW!”

6. Plug In Baby
Il delirio che si scatena dal vivo appena la chitarra di Matthew attacca Plug In Baby la dice lunga sulla riuscita di questo pezzo. Pietra miliare del repertorio dei Muse.

5. Time is Running Out
Ok lasciare fuori i pezzoni pop che hanno ridefinito la carriera dei Muse nell’ultimo decennio, ma impossibile escludere Time Is Running Out. Anzi, si merita la top five. Ponte tra una prima fase, conclusasi con Absolution, e l’esplosione definitiva con la pubblicazione di Black Holes and Revelations. Evergreen.

4. Map of the Problematique
L’intero brano è una pianta rampicante, che in pochi secondi aderisce alle nostre sinapsi e nel minuto strumentale che precede il primo verso della prima strofa ha già preso il controllo della nostra mente. Maneggiare con cura.

3. Citizen Erased
Brano centrale della tracklist, nonché il più lungo, di Origin of Simmetry. Citizen Erased è il perno di quella che potremmo definire l’opera rock più necessaria degli Anni Duemila.

2. Knights of Cydonia
Il lavoro più eclettico, epico e brillante dei Muse. Concept, testo e arrangiamento le sono valsi la nomina di “Bohemian Rapsody” del Terzo Millennio.

1. Stockholm Syndrome
Diciamoci la verità: in un mondo civile nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere una numero uno in questa classifica. Anche perché poi capita la prepotente di turno, in questo caso Stockholm Syndrome, che alla subdola manovra manipolatoria di Map of the Problematique, preferisce il sequestro, la violenza. Si impone con il suo riff, i suoi cori, la sua letale ritmica e alla fine dell’ascolto ci si ritrova innamorati del proprio carceriere, a consegnargli la prima posizione. Titolo didascalico.

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Umberto Scaramozzino

Foto di Francesco Prandoni

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