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Absolution dei Muse compie 15 anni

In Europa il 22 settembre 2003, in America il 23 marzo 2004, ma il mondo ha accolto Absolution dei Muse per la prima volta il 15 settembre 2003, con la sua uscita nel mercato giapponese. Tempus fugit e il terzo album in studio di trio britannico compie oggi quindici anni.

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15 ANNI FA…
È difficile pensare che qualcuno nel 2003 possa anche solo momentaneamente distogliere il focus del rock mainstream da Meteora dei Linkin Park, ma Matthew Bellamy, Chris Wolstenholme e Dominic Howard sono gli unici in grado di compiere l’impresa e ci riescono, con il polarizzante Absolution. Il terzo capitolo discografico dei Muse cattura l’attenzione di mezzo mondo per la sua grandezza, la sua smisurata ambizione. Gli entusiasti si strappano i capelli mentre i cinici si fiondano in trincea.

Verrebbe naturale pensare che il disco dei Muse abbia instillato nel mondo della musica un briciolo di coraggio e di voglia di ambire al successo planetario. Forse allora non è un caso che l’anno successivo, sugli scaffali dei negozi di cd tendenzialmente agonizzanti, arrivino i floridi debutti di alcuni degli artisti più rappresentativi degli Anni Duemila – Arcade Fire, Kings of Leon, Franz Ferdinand, Alter Bridge, Kanye West, per dirne alcuni – e vengano pubblicate due pietre miliari del pop rock, come Hot Fuss dei The Killers (anche loro esordienti) e American Idiot dei Green Day. Sempre nel 2004, a un anno da Absolution che nel frattempo ha innestato tutti i suoi singoli nella mente degli ascoltatori di tutto il pianeta, i Muse sono headliner del Glastonbury Festival per la prima di tante volte nella loro carriera.

IL DISCO
Absolution è senza dubbio la rock opera definitiva del Terzo Millennio. Ma la sua magnificenza – o magniloquenza, a seconda dei punti di vista – è tutto fuorché veicolo di messaggi positivi. Dalle orchestrazioni, alle progressioni e all’irresistibile ritmica di questo disco fanno eco una serie di oscure suggestioni. La guerra in Iraq, iniziata proprio nel 2003, ha un forte impatto sui toni cupi e le tematiche apocalittiche di Bellamy e soci. In tal senso la contrapposta pomposità del disco rischia di far cadere le intenzioni dei Muse su vecchi cliché secondo i quali solo il tormento può portare alla migliore espressione della propria arte,

Nonostante si tratti del disco più complesso dei Muse, alcuni dei riff migliori dell’album sono tra i più semplici e letali del loro repertorio. Anche l’elettronica inizia a serpeggiare a prendere posto tra un arrangiamento d’orchestra e l’altro. E che dire del pop? Time Is Running Out, per esempio, è il singolo pop che ogni artista vorrebbe avere per lanciare un proprio disco, ma anche il primo di una lunga serie di successi che fanno rimpiangere l’urgenza rock dei primi due dischi. Fortunatamente in Absolution ogni faccia del poliedro musicale creato dai Muse è ben visibile e così quasi tutti i palati possono uscire appagati dall’abbuffata. Il progressive rock di Butterflies & Hurricanes conquista la fetta più esigente di pubblico, mentre Stockholm Syndrome e Hysteria, tra i migliori pezzi mai scritti dal combo inglese, si ritagliano inevitabilmente un posto d’onore nel cuore dei fan e uno slot fisso in scaletta.

È l’audacia il vero leitmotiv del capolavoro dei Muse, che rischiavano di uscire con le ossa rotte dai continui paragoni con i Queen e invece si diplomano come un indiscusso punto cardinale del loro tempo, sufficientemente al sicuro da paragoni impossibili da reggere.

…E OGGI
Oggi i Muse sono un’istituzione. Absolution non solo è un metro di paragone per tutti gli album rock ambiziosi – che a dire il vero scarseggiano – ma lo è anche per le nuove uscite dei Muse stessi. Tra un “niente a che vedere con Absolution” e un “non è Absolution ma”, è evidente che i tre inglesi abbiano portato l’asticella al suo punto più alto ormai quindici anni fa. Oggi continuano a oscillare tra buone intenzioni e discreti concept, continuando la loro ascesa senza fine grazie soprattutto ai loro clamorosi live. I migliori show sulla piazza, per qualcuno non solo di quella odierna.

Umberto Scaramozzino

Foto di Francesco Prandoni

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