Onstage
Music canale 5 recensione prima puntata 6 dicembre 2017

Music, i promossi e i bocciati della prima puntata

Cavalcata l’onda mediatica dell’epico selfie Bonolis-Morandi-Manson, che ha sparigliato tutte le carte delle icone pop-trash-televisive dell’ultimo anno, la prima puntata di Music in onda il 6 dicembre 2017 su Canale 5 si è risolta in un nulla di fatto, dal punto di vista musicale e televisivo. Nello show condotto da un Paolo Bonolis sempre più mattatore solitario (il sodale Luca Laurenti è ormai sullo sfondo a fare la macchietta di sé stesso) si salva ben poco: il resto è riempimento lento di una serata di dicembre che si rivitalizza, in termine nazionalpopolare, solo grazie alla pruderie disinnescata da Marilyn Manson.

Music, i promossi della prima puntata

Marilyn Manson
Il Reverendo Manson ci insegna la classica lezione che non dovremmo dimenticare mai: non fermarti alle apparenze. Dietro la “maschera”, come la chiama prosaicamente Bonolis, c’è un uomo che ama l’arte, il cinema di Fellini, Roma e le sue bellezze, e che vive la sua vita come tutti. Anche con sofferenza, perché è apparso decisamente provato dagli ultimi problemi di salute. Però Marilyn ce lo ricorda ancora una volta: il palco è una cosa, il quotidiano un’altra. E quando attacca una versione acustica, sghemba e sofferta di Sweet Dreams degli Eurythmics, fa capire cosa significhi davvero fare propria una cover. THE REAL MAN.

L’orchestra e la musica dal vivo
Più che positiva l’orchestra del programma che suona con veemenza anche nei momenti più mosci, e rigorosamente dal vivo. I cantanti si esibiscono live e si sente: qualche sbavatura, qualche imprecisione ma molta realtà da palco, seppur televisivo. Quanto di più simile al Sanremo degli ultimi anni, al quale pericolosamente il programma di Bonolis si associa nella forma e nel generalismo più spinto. PLAY IT LOUD.

Levante
Entra in scena reinterpretando Vita di Lucio Dalla e Gianni Morandi, in un crossover spinto con l’altro ospite della serata, e si mangia letteralmente il palco (peccato per la regia tarantolata che fa girare la testa alle persone a casa). Autentica e sincera, nell’economia della trasmissione Levante è una finestra spalancata dalla quale entra una tramontana frizzante. La canzone è decisamente nelle sue corde. LET HER SING.

Gianni Morandi
Ormai Gianni Morandi ha superato la dicitura “cantante per mamme e nonne” ed è diventato un idolo dei più giovani “sui social”. Finché regala un’inedita Stardust di Hoagy Carmichael, brano con cui ha cominciato a cantare, e la sua Occhi di ragazza, è intoccabile e genuino come sempre. Meno apprezzato con il nuovo, incolore ultimo singolo scritto da Ligabue (e si sente). HANDS OFF.

Vittorio Grigolo
La voce ce l’ha, è innegabile, e pure parecchia. Sa stare davanti alle telecamere e quando canta E lucevan le stelle, immortale aria della Tosca di Giacomo Puccini, fa venire i brividini per le eccellenti dinamiche e la duttilità vocale. Vittorio Grigolo segue le orme di Pavarotti nella testardaggine di voler rendere pop la lirica. Aprire e chiudere la trasmissione cantando i Queen, però, è talmente straniante che la sua esibizione diventa un no parziale, nonostante Somebody To Love e The Show Must Go On non ci stanchino mai.

Music, i bocciati della prima puntata

Paolo Bonolis
Televisivamente parlando è stato un pioniere, ma qualcosa in Paolo Bonolis deve essersi rotto col tempo. Giganteggia delle sue stesse circonlocuzioni verbali e gioca sempre più in solitaria su un palco enorme, dove a reggerlo è solo il suo eccellente mestiere. Finché si tratta di gestire ospiti neutrali come Zingaretti, Morandi o Cocciante, Bonolis è il padrone di casa: appena si esce dal seminato è un disastro. La conduzione dell’intervista a Manson ne è l’esempio: Bonolis non esce dallo schema per restare aderente al personaggio televisivo, e ne esce con le ossa rotte di fronte all’inoffensivo placido Reverendo. CRASH TEST DUMMY.

Riccardo Cocciante
Tutto quello che canta e reinterpreta sembra la riedizione pomposa del suo “Gobbo di Notre Dame”. Fine. ENOUGH IS ENOUGH.

Luis Fonsi
De-spa-cito festeggia i 4 miliardi di visualizzazione su YouTube e almeno il doppio di “non se ne può più”. Il ragazzo però tenta di difendersi con una soporifera cover di Against All Odds, ballatona eighties di Phil Collins. Salvo a metà. SUAVE-SUAVECITO.

Luca Zingaretti
Che sia il corpo e il volto intelligente del commissario Montalbano non giustifica la sua presenza per qualunque cosa. Soprattutto per cantare. Vogliamo bene a Luca Zingaretti che è un valido attore, ma la musica non è il suo mestiere nemmeno di striscio. Maltrattare Renato Zero e I migliori anni della nostra vita è un crimine contro la nazionalpopolarità. MONTALBANO SONO.

Luca Laurenti
Evanescente fantasma di quella che è stata una delle spalle più famose della tv italiana recente, Luca Laurenti è fuori tempo massimo. Massacra When I Get You Alone di Thicke che campionava Beethoven, roba che alle audizioni di un talent lo avrebbero messo tra i “fenomeni” da baraccone, e si salva solo per il siparietto con l’orchestra. Ben poco. E non sufficiente. FAREWELL ANGELINA.

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