Onstage
in-a-gadda-da-vida

Cinquant’anni fa nasceva l’hard & heavy

Nel 1968, grazie a una letale fusione di psichedelia e blues rock, Blue Cheer, Jimi Hendrix, Steppenwolf e Iron Butterfly crearono l’hard & heavy. Quanto appena esposto è di certo un riassunto eccessivo, pretenzioso e ampiamente riduttivo. Tuttavia è un quadro sintetico e molto efficace di un fermento che, il 14 giugno 1968, registrava l’uscita di un altro tassello fondamentale alla definizione di una base condivisa che, dal 1969 in poi, sarà la piattaforma su cui si svilupperanno l’hard rock e l’heavy metal.

Cinquant’anni fa usciva infatti In A Gadda Da Vida, secondo album in studio degli Iron Butterfly. La titletrack è una delle canzoni rock più conosciute al mondo (ve la ricordate in una puntata de I Simpson?), oltre a essere un compendio clamoroso di cosa voglia dire suonare psych rock sul finire dei Sessanta negli States. La lunga suite amalgama hard rock e acid rock in maniera sublime, fornendo una chiave di lettura ulteriore alle lezioni che Blue Cheer, Steppenwolf e Jimi Hendrix scriveranno sempre nello stesso anno.

Gli Stati Uniti del 1968 fanno i conti con le prime disillusioni della generazione hippie (che tuttavia prospererà ancora per un paio d’anni), e con il progressivo diffondersi presso i più giovani di sonorità molto più dure ed elettrificate rispetto al passato. Gli assoli di chitarra sono oramai fondamentali in ogni pezzo, le asprezze del blues rock e le sperimentazioni sempre più acide e psichedeliche raggiungono derive inesplorate.

In questo contesto escono i primi due album dei Blue Cheer Vincebus Eruptum (gennaio) e Outsideinside (agosto). In molti considerano il primo un esempio arcaico di heavy metal. Pur constatando come l’impatto basico dei Cheer sia un blues rock esasperato, e potendo dissentire citando l’esordio dei Sabbath come nascita ufficiale del genere, è difficile non rimanere affascinati ascoltando un pezzo come Doctor Please, con le sue accelerazioni e le scariche debordanti di riff e assoli di Leigh Stephens. Discorso simile per la clamorosa (ma meno nota) Feathers From Your Tree dell’album successivo, con una batteria incredibile e dei riff ai limiti dello stoner.

Allo stesso modo gli Steppenwolf dissero la loro con un monumentale inno dell’epoca che ancora oggi conserva spirito e impatto: Born To Be Wild uscì a fine gennaio nell’album omonimo della band formatasi a Los Angeles. Nel 1969 il film Easy Rider aumentò a dismisura la notorietà del gruppo, utilizzando anche un altro loro pezzo assai importante, The Pusher, nella colonna sonora. Il famoso verso “heavy metal thunder” utilizzato in Born To Be Wild lasciava poco spazio a dubbi già allora. Ancora oggi è dannatamente credibile.

Jimi Hendrix aveva già scritto nuove pagine di storia del rock coi precedenti due album incisi come The Jimi Hendrix Experience, ma è con Electric Ladyland (ottobre 1968) che estremizza i confini della sua arte e dimostra tutta la sua incredibile capacità, regalandoci un capolavoro di hard blues e psichedelia assolutamente indimenticabile. La sua creatività è debordante e, nell’ultimo disco pubblicato quando era ancora vivo, gli spunti che dona a migliaia di musicisti che verranno dopo di lui sono innumerevoli.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI