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I 25 anni di Vs. dei Pearl Jam

Five Against One. Questo era il titolo iniziale di Vs., album dei Pearl Jam che oggi compie 25 anni. Contro, sia il nome perduto che quello definitivo parlano chiaro. Lotta. Cinque personalità in musica contro una nemico idealizzato. Metteteci voi il male in questa singola ombra su cui scagliare rabbia giovanile e rock e energia pura. L’industria musicale, il Governo, la civiltà consumistica, quello che volete. Vs. sarà la colonna sonora ideale per sfogare gli impulsi primordiali che ancora oggi, anche se sono passati molti anni da quel 1993, risiedono in fondo al vostro essere, sepolti sotto strati di consuetudine, di assuefazione sociale.

Cinque contro uno. Quella che è diventata una strofa della canzone Animal, è tutto quello che c’è da sapere dei Pearl Jam del secondo album. Allo straripante successo di uno degli esordi più folgoranti della storia del rock, Ten, reagiscono mandando fuori giri tutti gli indicatori del loro cruscotto. Sfoderando un disco che potrebbe essere considerato un secondo esordio, di una band nuova, sfrontata, che si rifiuta di sedersi e di cedere a qualsiasi divismo. Il segreto è nell’essere sovversivi, nel trovare un nemico contro il quale unirsi e combattere.

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25 ANNI FA…
Il Grunge. E’ difficile non tornare a quegli anni se non con occhi romantici, idealizzando tutto quello che c’era di magnifico e stendendo un velo pietoso sul marcio, sul malato. Quella gioventù che si faceva beffe delle regole, della salute, delle scimmie che si poggiavano sulle loro spalle e mese dopo mese si ingrossavano, nutrendosi della loro anima.
Nel 1993 il Grunge era come quelle stelle che risplendono nei nostri cieli quando li guardiamo nelle notti limpide, ma che in realtà sono morte milioni di anni prima, e la luce che vediamo è solo il loro fantasma che ha viaggiato errante e disperato per miliardi di chilometri e anni. Il Grunge era nato nei sobborghi di Seattle a fine anni ’80 come esigenza sociale di una generazione oppressa dal nulla, era esploso nel ’91 grazie ad una band che era il simbolo di una contraddizione gigantesca, i Nirvana. La candela che brucia al doppio dell’intensità si consuma in metà del tempo, e così quando uscì Vs. i Pearl Jam non solo riuscirono a bissare il successo dell’esordio Ten, ma bruciarono di netto la band di Kurt Cobain, considerata la numero uno fino a quel momento.

In Utero, terzo album dei Nirvana, fu affossato letteralmente nelle vendite dai Pearl Jam, che dal canto loro non fecero assolutamente nulla per accaparrarsi lo scettro di band più commerciale, anzi. Il Grunge era stato una bolla scoppiata a pochi metri dal soffio che l’aveva generata, e i Pearl Jam hanno avuto la forza e l’intelligenza di capire che solo loro stessi sarebbero stati gli artefici del loro destino, e di non legarlo così a nessuna moda, a nessun filone.

Vs. è un album Grunge? Assolutamente no. Ha in se tutti i sentimenti e le forze generatrici che hanno fatto nascere il movimento Grunge? Assolutamente si.

I Pearl Jam del 1993 erano dei musicisti cazzuti e potenti, che avevano tra le mani un album con ben cinque singoli incendiari, e che fecero una scelta incredibile: decisero di mettersi dalla parte dei loro fan. Five against one, i Pearl Jam contro le major. Non fecero clip per i singoli (come invece fecero per Ten, con il video di Jeremy considerato ancora oggi un classico del visivo/musicale), imposero un tetto massimo per i prezzi dei biglietti dei loro concerti e dichiararono guerra aperta a Ticketmaster, colosso della distribuzione dei live. I Pearl Jam si eclissarono, rifiutando interviste ed esposizione mediatica. La loro musica era a disposizione dei loro fan senza intermediari e approfittatori. Una situazione che oggi si è ribaltata. Ma ci arriveremo.

Rimaniamo nel ’93, quando i Jam hanno ancora i capelli lunghi, gli sguardi spiritati, la rabbia e il tocco di genialità che accomuna molti dei musicisti usciti da quella fantastica era del rock. Eddie Vedder e gli altri combattenti registrano con Vs. un album che urla e va velocissimo, un album suonato da gente a cui non importa arrivare fino al giorno successivo, figuriamoci di invecchiare. Ed è questo il suo fascino eterno, ricordarci di quando anche noi pensavamo così, a spenderci nel momento, e non nel passato o nell’incerto futuro.

IL DISCO
Diciamo un due tre quattro, cinque contro uno…‘ dice Animal, uno dei pezzi incendiari di Vs., che picchia, urla, più di quanto non abbia fatto Ten, più di quanto non faranno in futuro. Vs. è il più potente esponente della discografia del gruppo di Seattle, una risposta tutt’altro che attonita al successo soverchiante dell’esordio.
L’inizio è il migliore possibile, anche dal vivo, per chi ha avuto la fortuna di viverlo. Dave Abruzzese, uno dei tanti capitoli della travagliata storia dei batteristi dei Pearl Jam arrivata a lieto fine con Matt Cameron (già batterista di Soundgarden e Temple Of The Dog), sembra voler far venire giù le fondamenta della vostra casa in Go, urlata in faccia con una furia superata solo da Blood, probabilmente il pezzo più rabbioso della carriera del gruppo.
Con il basso che introduce Leash i Pearl Jam dimostrano di avere tanto da dire e di volerlo dire forte, con una potenza che annichilisce, una potenza e immediatezza comunicativa che non può non generare un seguito e un esercito immenso, sconfinato. Un successo che durerà decadi, che non avrà praticamente mai momenti di crisi e di rescissione.

Parliamo dei singoli. Sono tanti, cinque (Five against one). Daughter è quello perfetto (il secondo estratto) che parla di incomprensione, incomunicabilità, oppressione e violenza. Temi universali, che veleggiano su una melodia semiacustica che è un classico del rock e che viene cantato a squarciagola a tutti i concerti, a tutti i passaggi radiofonici. Una delle chicche nascoste e meno suonate dal vivo è Dissident, una canzone dal testo evocativo che parla di tragedia, di tradimento, il tutto esorcizzato da una tra le migliori melodie prodotte dalla band. Rearviewmirror è uno dei momenti più viscerali, liberatori. Parla dell’andare avanti, dell’abbandonare un fardello dell’anima. Queste canzoni già pilastri del rock e cardine emotivo di miliardi di fan, si aggiungono alla qualità, all’unicità grottesca di canzoni come W.M.A., Glorified G e Rats. Senza dimenticare la dolcezza cullante di Elderly Woman Behind The Counter In a Small Town. Una tracklist unica, perfettamente calibrata, dove chi ama la musica può trovare praticamente tutto quello che cerca.

E OGGI…
I Pearl Jam sono una delle band più grandi della terra. Ma poco è rimasto di quello spirito sovversivo, di quella lotta perpetua contro la macchina commerciale. Non sono più lo schermo difensivo a protezione degli interessi dei loro fan. La cosa è diventata globale, troppo estesa.
I Pearl Jam non sono più cinque musicisti contro il nemico, sono un’azienda che produce ricchezza per un numero indefinibile di persone, che da loro dipendono. Tutto è cambiato, la loro musica, la loro vita.

I biglietti dei loro concerti hanno prezzi fuori controllo e accessibilità limitata. Il loro ultimo album, Lightning Bolt, è un inno all’amore, alla vita, alla famiglia. Vedder, Ament, Gossard e Mcready sono invecchiati con noi. Certo, a differenza di molti altri loro colleghi sono ancora lì e sul tetto del mondo, proprio per aver avuto quella forza nel non associare il proprio nome ad una moda fuggevole, sopravvivendo ad essa, diventando parte integrante della cultura americana.

Ma Vs. è ancora là, più potente di Ten, più poetico, a tratti, dei suoi colleghi più passionali (Vitalogy) e riflessivi (No Code) che lo seguirono. Un elisir di giovinezza a nostra disposizione, uno specchio retrovisore nel quale scorgere ciò che eravamo prima che la vita cambiasse i Pearl Jam e noi.

Daniele Corradi

Foto di Cristina Checchetto

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