Onstage

I 20 anni di Without You I’m Nothing dei Placebo

Without You I’m Nothing, il secondo album dei Placebo, usciva il 12 ottobre 1998. Il gruppo di Brian Molko era pronto a spiccare il salto nel mainstream, grazie a singoli pazzeschi e a una rapidissima trasformazione in rockstar globali diventata inevitabile subito dopo la release del disco.

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20 ANNI FA…
Nel 1998 il mondo della musica assiste al dominio del Nu Metal. Mentre una prima versione dei Linkin Park va formandosi sotto il nome provvisorio di “Hybrid Theory”, i Korn e i System of a Down catalizzano l’attenzione rispettivamente con Follow The Leader e l’omonimo debutto. Nella scena alternative, invece, è il momento della verità per i Placebo, chiamati a pubblicare l’opera che deve definire la loro identità, dopo un esordio interessante ma ancora privo di carattere. Lo scenario è fertile e lo strapotere di MTV facilita la grande diffusione del videoclip di Pure Morning, singolo trainante che permette a Brian Molko e soci di uscire dagli altoparlanti di milioni di televisori in tutta Europa e conquistarsi un ruolo da protagonisti nel mondo del rock di fine Anni Novanta.

IL DISCO
Without You I’m Nothing è il disco che i Placebo dovevano assolutamente pubblicare per confermare di essere una band carica di urgenza espressiva, ma anche dotata dei mezzi giusti per costruire una solida carriera. Il capitolo più importante della discografia del gruppo inglese si colloca a metà strada tra l’alt-rock e il neo-glam, movimento nel quale la band si inserisce con grande personalità (merito anche dell’inestimabile collaborazione con David Bowie che va a impreziosire una splendida versione della title-track). E nonostante l’esordio avesse fatto presagire la piena volontà di entrare a gamba tesa e occhi chiusi nel mainstream, Without You I’m Nothing riesce a ottenere il successo sperato senza snaturare le proprie pulsioni. Coesistono così le intuizioni pop tanto care a mamma MTV (Every Me Every You), le sfuriate di matrice punk (Brick Shithouse) e le struggenti ballate melanconiche (My Sweet Prince) che aderiscono perfettamente all’anima più dark dei Nostri. A colpire è la grande accessibilità del disco, che nonostante i costanti riferimenti sessuali delle tematiche e la grande ambiguità che permea ogni brano del lotto, riesce a tradurre le forti inquietudini dei suoi autori in tracce compatte e dal grande appeal radiofonico.

…E OGGI
Inutile dire che il secondo album di Molko e soci resta ancora oggi insuperato. Il capolavoro del combo britannico ha anche retto bene la prova del tempo e dopo vent’anni riesce ancora a offrirsi come moderno termine di paragone per le band alt-rock. Il rovescio della medaglia è che ogni nuova produzione va a scontrarsi con Without You I’m Nothing, uscendone quasi sempre con le ossa rotte. Il classico “non hanno più niente da dire” è infatti da anni il grande cruccio di una formazione che ha però saputo però crearsi fin da subito una solidissima fanbase di “soulmates”, grazie ai quali superare i momenti più incerti. E fortunatamente, nonostante gli avvicendamenti in line-up che hanno fatto tremare più volte il terreno sotto ai piedi, il premiato duo Brian Molko – Stefan Olsdal ha ritrovato negli ultimi anni una credibilità live degna di riverenza, dando ai propri fan le giuste motivazioni per riempire ogni venue di ogni tour e tenere a galla un progetto che pur avendo raggiunto così presto il suo apice, ormai vent’anni fa, si tiene ancora stretto il suo posto d’onore nel romantico e decadente mondo del rock.

Placebo tour Italia 2016 concerti

Umberto Scaramozzino

Foto di Francesco Prandoni

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