Onstage

Le pagelle della prima serata del Festival di Sanremo 2018

È cominciato il grande carrozzone: il Festival di Sanremo 2018 ha debuttato martedì 6 febbraio con una prima puntata monstre, una diretta di più di cinque ore nella quale si sono esibiti tutti i Campioni in gara (alcuni ad orari veramente assurdi). In linea generale le canzoni non hanno brillato per originalità o ritmo: è il festival della canzone tradizionale italiana, nel bene e nel male. Staremo a vedere se alcuni brani decolleranno nel corso delle altre serate, ma di molti ci dimenticheremo non appena finirà Sanremo.

Sanremo 2018, le pagelle dei conduttori nella prima serata

Claudio Baglioni: 6 (meno)
Sufficienza stiracchiata per il “dittatore artistico” che bilancia la rigidità nel presentare (cosa che cerca di risparmiarsi di fare) con una straripante personalità nel cantare.

Michelle Hunziker: 5
Sente sulle spalle il peso di essere l’unica vera “conduttrice di ruolo” e con una pressione tale casca nell’errore più banale di tutti: strafare. Tira in mezzo la sua famiglia ogni tre per due, dichiara l’amore al marito in platea con tanto di bacio a favor di telecamera, calca troppo su battute (bruttine, ma non è colpa sua) e messe in scena. L’Ariston non è Striscia la notizia e Michelle, purtroppo, mostra tutti i suoi limiti.

Pierfrancesco Favino: 7
Parte lento e visibilmente nervoso, poi impara a dominare il palco con un’ironia che evoca quella insuperata (e insuperabile) di Corrado Mantoni tanto per restare in tema televisivo. Garbato e brillante, conquista l’intero Ariston e pure gli amici a casa. A lui il merito della domanda che ci poniamo tutti: “Michelle, perché ridi sempre”?

Sanremo 2018, le pagelle degli ospiti della prima serata

Fiorello: 10 e lode
Sbanca qualunque previsione, comunque altissima, tra imitazioni, medley, omaggi e battute che ormai può permettersi solo lui. L’Ariston è suo. Baglioni si stizzisce quando cantano insieme ma c’è poco da fare, Fiorello a briglia sciolta dà il meglio di sé. Le scommesse su di lui come prossimo presentatore del Festival si impennano vertiginosamente.

Gianni Morandi: 5
Con la tinta sbagliata sale sul palco a prendersi l’omaggio di una trasmissione alla quale ha partecipato in ogni veste: cantante, conduttore e superospite. E fa capire perché sia ancora così amato nel duetto con Baglioni.

Tommaso Paradiso: 3
Il frontman dei Thegiornalisti è ospite assieme a Morandi. Il suo debutto all’Ariston è in playback ma fa il compito suo: lancia il tour della band su Spotify.

Il cast di A casa tutti bene: SV
Appaiono dopo mezzanotte e quaranta per il marchettone cantando Bella senz’anima di Cocciante dal film. Superflui.

Sanremo 2018, le pagelle dei cantanti nella prima serata

Annalisa – Il mondo prima di te: 6
Tocca a lei l’ingrato compito di aprire la gara. Il pezzo le si addice perfettamente e potrebbe crescere di ascolto in ascolto. Però, continuiamo a sostenerlo, meriterebbe davvero di meglio per le sue corde vocali.

Ron – Almeno pensami: 6
L’inedito di Lucio Dalla forse doveva restare tale, ma almeno Ron ha il pregio di non esagerare mai.

Kolors – Frida (Mai mai mai) 6
La loro Frida esalta meno del previsto, ma partono belli grintosi nel loro debutto al Festival. Potrebbero anche migliorare, vedremo nelle altre serate.

Gazzè – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno: 7
La poesia di Max ha ritrovato la via dei brani ariosi e pieni di magia, dopo la parentesi delle tarantelle precedenti. Anche se col freno a mano tirato, è una spanna sopra gli altri.

Ornella Vanoni con Pacifico e Bungaro – Imparare ad amarsi: 6
Pezzo scritto su misura per Ornella che a 83 anni riesce ad ammaliare ancora con una discreta classe.

Ermal Meta e Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente: 6
Sono i vincitori annunciati secondo le quote degli scommettitori e partono chiaramente favoriti. La loro canzone funziona ed è strutturata in modo da non sbavare mai, ma c’è un giallo: nella notte il sito Altrospettacolo fa emergere il dubbio che una parte del brano sia già stata eseguita al Sanremo Giovani di qualche anno fa. La canzone non è un inedito al 100%: saranno squalificati?

Mario Biondi – Rivederti: 4
Sbagliare il pezzo capita, sbagliare il pezzo di Sanremo è un problema. Mario Biondi non riesce a emergere cantando in italiano, lo preferiamo in inglese e più a suo agio.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – Il segreto del tempo: 3
“Ci sono giorni in cui MUARI dentro”. Ecco, questo è uno di quelli.

Lo Stato Sociale – Una vita in vacanza: 8
Ce li aspettavamo così, cazzoni e scaciati. Hanno mantenuto la promessa portando il divertimento e tutta la loro leggerezza al Festivàl. Non prendersi sul serio è una cosa che gli riesce benissimo. Tanto che sfangano pure la demoscopica.

Noemi – Non smettere mai di cercarmi: 6
La trasformazione in Fiorella Mannoia è quasi definitiva (ed è un complimento!), sia nelle pose sia nella scelta dei pezzi. Noemi ci mette di suo la grinta che non le manca mai.

Decibel – Lettera dal Duca: 6
La scrittura classica di Ruggeri si sente eccome, la canzone è perfettamente Decibel ed è di una struttura davvero d’autore. Aspettiamo le altre serate per rivedere (al rialzo?) il giudizio.

Elio e Le Storie Tese – Arrivedorci: 6
Arrivedorci è puro manierismo degli Elii, con in più il metaracconto della loro carriera. Delude un bel po’ rispetto alle aspettative, o forse intristisce per quello che racconta, chi lo sa. È un brano un po’ troppo vuoto per catturare davvero. Peccato.

Giovanni Caccamo – Eterno: 4
È il pezzo più sanremese di Sanremo, una quota che non deve mai mancare.

Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto: 5
Onore delle armi rock 80’s all’ex Pooh, che mostra di essere perfettamente a suo agio sul palco a differenza dei due ex compagni di avventure.

Luca Barbarossa – Passame er sale: 6
La “quota romana” della sua Passame er sale è la dolcezza di un amore adulto e maturo, anche parecchio sofferto. Barbarossa, come Ron, non è sopra le righe nemmeno quando potrebbe facilmente scivolare nella grossolanità.

Diodato e Roy Paci – Adesso: 7
Accolti come outsider, salgono sul palco ben oltre la mezzanotte. Un brano lieve, elegante, la tromba di Roy è la chicca definitiva. Penalizzata un po’ dall’orario e da suoni poco calibrati. Potrebbero acchiappare la Critica.

Nina Zilli – Senza appartenere: 4
Pezzo che non decolla. Resta poco dopo il primo ascolto. La voce energica di Nina non è al suo meglio.

Renzo Rubino – Costruire: 6
Stranamente con poca voce a dispetto delle aspettative e a quello cui ci ha abituati, la sua Custodire è un pezzo melodico e orecchiabile. Da qui a immaginarselo interpretato da Massimo Ranieri è un attimo. Speriamo migliori con le serate.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo – Il coraggio di ogni giorno: 7
Il cantante più magnetico della musica italiana (Servillo) e uno dei polistrumentisti migliori su piazza (Avitabile) portano una canzone che sa di Mediterraneo ed è, assieme a quella di Gazzè, una spanna sopra le altre per scrittura e temi.

Le Vibrazioni – Così sbagliato: 5
A metà tra Negramaro primo periodo e Modà, Le Vibrazioni portano una canzone che richiama Nek. Non c’è altro da aggiungere. Un punto in più perché nonostante siano relegati alle 00.48 non fanno una piega.

BONUS: Peppe Vessicchio
Non è Festival di Sanremo senza di lui. L’Ariston esplode alla sua prima apparizione, dal Twitter della Rai fanno persino la gif del suo inchino alla telecamera, lo acclamano persino i conduttori. Vessicchio è la classe di Sanremo, con tutto il rispetto per i pur altri graditissimi direttori d’orchestra.

Questa la classifica di gradimento della giuria demoscopica, che incide per il 30% sulla votazione finale:
Zona blu (alto gradimento): Nina Zilli, Lo Stato Sociale, Noemi, Annalisa, Max Gazzè, Ron, Ermal Meta e Fabrizio Moro
Zona gialla (medio gradimento): Barbarossa, Mario Biondi, The Kolors, Elio e Le Storie Tese, Giovanni Caccamo, Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico
Zona (basso gradimento): Decibel, Diodato & Roy Paci, Renzo Rubino, Enzo Avitabile & Peppe Servillo, Red Canzian, Le Vibrazioni, Roby Facchinetti e Riccardo Fogli

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI