Onstage

Smashing Pumpkins, Siamese Dream compie 25 anni

Venticinque anni fa gli Smashing Pumpkins suggellano con Siamese Dream il successo dell’esordio Gish (1991), con un capolavoro hard rock, elettronico, eclettico. Progressive e pop, melodico, ha regalato tantissime note e immagini ad una generazione intera. Un capolavoro che proviene dal dolore e dal sangue sgorgato dalle ferite di una band che non è mai stata serena, tanto meno solare, e che di questo ha fatto la sua forza e la sua poeticità.

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In ogni suo elemento, a cominciare dal capo banda e deus ex machina Billy Corgan, gli Smashing Pumpkins sono un puzzle di insicurezze, debolezze umane, sguardi torvi e rarissimi sorrisi. Ogni loro disco, fino a quello che è considerato l’ultimo album della formazione (quasi) originale Machina I e II (2000/2001), è da considerare un vero miracolo della musica, considerato il loro status fragile e conflittuale.

Ogni giorno della loro carriera era buono per lo scioglimento definitivo, e la gran parte delle band in queste condizioni non riuscirebbe a mettere insieme nemmeno un paio di note decenti. Ma non loro. Loro hanno donato al rock un numero impressionante di canzoni, di melodie e di assoli, di voci sofferte e rincorse, di storie decadenti e di fugaci rivalse. Video bellissimi che scorrono dietro gli occhi in una camera da cinematografo allestita nel mezzo delle nostre orecchie.

Gli Smashing Pumpkins sono tutto questo, poesia, tensione sessuale con fulcro nell’angelica, maledetta figura di D’Arcy Wretzky con il suo basso e le doppie voci così tipiche del suono SP. Il volto totalmente privo di umorismo di James Iha, la fisicità sgraziata e prorompente di uno dei batteristi più potenti del genere, Jimmy Chamberlin, con la sua scimmia da eroina che si è unita al cesto pieno di disgrazie in attesa di avvenire che sovrastano la band come un cielo plumbeo solcato da saette e tuoni.

Davanti a tutti la rotondità diafana del cranio pelato di Billy Corgan, con la sua bocca filiforme che si piega di sbieco ad ogni nota cantata, con la sua postura leggermente gobba, che ti guarda dal basso verso l’alto mentre produce riff, melodie e classici indimenticabili. A metà tra l’esordio fulminante e l’esplosione multicolore e multiforme di Mellon Collie And The Infinite Sadness (1994), Siamese Dream è uno di quegli album unici dove i vari punti di forza della band sono tutti presenti e posizionati in maniera perfetta, senza dispersioni, senza accavallamenti, ridondanze. Ogni singola nota è esattamente dove deve stare, ogni canzone è un mattone di un monumento che è ormai patrimonio dell’umanità.

25 ANNI FA…
Chicago, la città di provenienza degli Smashing Pumkins, non è Seattle. Ma il 1993 è un anno in cui è praticamente impossibile valutare qualsiasi cosa venga prodotta in campo musicale in contrapposizione o comunione con quel contesto. Nevermind è uscito due anni prima e Butch Vig è il comun denominatore tra l’album dei Nirvana che ha cambiato il corso della storia della musica e Siamese Dream, un disco che però non può essere più lontano dal classicone del trio di Seattle.
Gli Smashing Pumpkins si attesteranno per tutti gli anni ’90 come negativo del Grunge, un percorso parallelo ma a distanza, distanziandosi nei toni e nei suoni. Meno immediati, più emotivamente cupi, quasi ad anticipare la moda emo, soprattutto a fine decennio con l’uscita di Adore dove vestono con prevalenti colori neri e pesante trucco facciale, sempre con toni scuri e ombrosi.
Gli Smashing hanno visto crescere, esplodere e morire il Grunge curandosene solo marginalmente, occupati com’erano a sfornare capolavori, a sopravvivere a loro stessi. Chamberlin e la sua dipendenza, la fine della storia tra Iha e D’Arcy, la depressione cronica di Corgan. Tutto questo scorre sotto le note distorte delle loro canzoni, che hanno la caratteristica unica del genere di essere così immediate ma complesse, con versi che mai si ripetono, testi che sono poesie musicate, assolutamente non ridondanti ma costruttivi e progressivi nel produrre immagini bellissime e dolorose.
In quegli anni i videoclip erano una parte estremamente importante del contesto musicale, e anche qui il gruppo di Corgan ha saputo dire la sua. Per rimanere nel solo scampolo di cielo di Siamese Dream, vengono subito in mente il furgoncino dei gelati con Corgan vestito interamente di bianco con tanto di cappellino a barchetta che viaggia per le vie della città (Today) cantando una canzone all’apparenza allegra e leggera ma che nasconde nel testo tematiche di depressione e sconfitte. E che dire del bianco e nero di Disarm, con quel brutto effetto di contrapposizione dei componenti della band che scorrono su immagini di tetti gotici, l’orgia di colori e il futurismo di Rocket. Tutte immagini che sono ormai bagaglio culturale talmente incorporato da non dovere nemmeno fare sforzi per richiamarlo alla mente, riaffioranti ad ogni minimo stimolo del ricordo, azionato da un suono, un colore, un’emozione legata alla miriade orbitante intorno a quella sfera musicale. Nota di colore: all’epoca di Siamese Dream Billy Corgan aveva ancora i capelli, e ne aveva pure molti.

IL DISCO
Chamberlin ha l’onore di introdurre il capolavoro. E’ il primo che sentiamo, appena schiacciato play sulla prima delle tredici canzoni che compongono Siamese Dream. Una rullata precisa, veloce, suddivisa in due brevi intervalli, che lascia il passo al famigerato riff elettrico che esplode poi in seconda battuta caricato da tutta la distorsione che rende le chitarre degli Smashing Pumkins immediatamente riconoscibili. Cherub Rock è il primo dei tanti classici presenti nel disco, insieme alle campane che introducono la marcia emotiva di Disarm, inno alla fragilità e all’impronta artistica degli Smashing Pumkins, gruppo che a differenza degli altri negli anni ’90 unisce alla potenza un dolore poetico, sentimentale, che trasforma l’hard rock in vere e proprie opere ad ampio respiro, spesso condite di violini e tastiere.
Sentimenti, melodie bellissime che accomunano Today e Rocket, entrambi singoli e power ballad dall’incedere potente ma dal guizzo pop, caratteristica che ha aperto il loro ascolto ad una folla enorme di ascoltatori e che ha contribuito al successo commerciale dell’album. Un poco più ricercate, malinconiche, ma per questo forse ancora più appaganti e belle, sono Soma e Mayonese, due laghi immobili e cristallini che riflettono le stelle, si muovono in mezzo alla contraddizione tipica degli SP, sempre in lotta artistica tra poetica malinconia e potenza sonora, guidate dal tocco apocalittico del mastodonte batterista Billy Chamberlin, dalla voce tagliente di Corgan, che quasi non ti fa accorgere quando passa dai lamenti agli urli.
Potenza e melodia che sono ai massimi livelli in Quiet e Hummer, dove la batteria crea anche qui le fondamenta di cemento armato su cui la melodia può esprimersi al meglio. Non mancano gli spunti di ordinaria e pura violenza, dove le gemme melodiche si incastonano solitarie: l’epopea prog da otto minuti di Silverfuck e Geek U.S.A., una furiosa e velocissima inveita contro la politica americana. Momenti di sognante melodia acustica, a cui il gruppo ci ha negli anni largamente abituato, si manifestano in Spaceboy (dedicata al fratellastro di Corgan affetto da autismo) e l’accoppiata finale Sweet Sweet/Luna dove l’attitudine più pop e gotica si esprime al massimo e i parallelismi con gruppi come i Cure si materializzano senza invito nella nostra consapevolezza.

… E OGGI
Oggi gli Smashing Pumpkins, dopo tante fallimentari e parziali reunion, si sono di nuovo rimessi insieme in una delle formazioni più vicine a quella originale possibili. C’è Chamberlin, c’è Iha, c’è Corgan. Manca solo D’Arcy, e le polemiche relative a questa esclusione hanno infiammato le testate di settore degli ultimi mesi.
Contenti o no, gli Smashing sono tornati con un nuovo singolo (Solara) e un imminente tour celebrativo che li porterà in giro per tutto il mondo (anche in Italia, a Bologna il 18 Ottobre). Hanno anche pubblicato la possibile setlist dei loro concerti, e molto di Siamese Dream verrà proposto ai vecchi fan adoranti con l’illusione negli occhi di poter rivivere quei momenti, quegli anni di giovinezza propria e del gruppo.
Siamese Dream è un album i cui suoni sono ancorati agli anni ’90, le cui tematiche però sono sempre più attuali e grazie al valore delle canzoni che contiene, può ancora funzionare con quel meccanismo catartico che fa diventare questi album degli amici preziosi. Se inserito nel contesto musicale attuale il secondo album della band può suonare antiquato, anacronistico, ma la sua potenza melodica, l’hard rock, i testi così ricercati ed evocativi non hanno perso nulla della loro unicità, del piacere ancestrale che suscitano a chi ama il rock. Gli Smashing Pumkins troveranno veramente difficile l’impresa di creare nuovi fan all’interno delle generazioni attuali, ma monumenti come i loro primi album rimarranno per sempre tra i punti di bellezza più alta e magnifica degli anni ’90.

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Daniele Corradi

Foto di Roberto Panucci

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