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Day & Age dei Killers compie 10 anni

Il 18 novembre 2008 usciva Day & Age dei The Killers, terzo album in studio per la formazione statunitense e punto di svolta per la band.

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DIECI ANNI FA…
I Killers, già dopo la pubblicazione del loro fortunatissimo debutto discografico – Hot Fuss (2004) – erano uno dei nomi più altisonanti del rock mainstream. L’incredibile lotto di hit confezionate in appena due dischi li ha trasformati in un amen nel nome da amare o odiare senza mezze misure. Ma mentre Sam’s Town già lottava per il titolo di disco più incompreso del decennio, ampiamente rivalutato non troppo tempo dopo, un insicuro Brandon Flowers muoveva incerti passi in nuovi territori, con gli occhi del mondo intero addosso. Day & Age nacque dall’esigenza di confermare incontrovertibilmente il loro ruolo di questa band e si schiantò all’epoca con un’aspra critica. Peccato poi che i risultati di disco, singoli e tour furono tutt’altro che deludenti e Human, in particolare, portò la voce di Brandon Flowers dentro ogni lettore multimediale d’Europa e d’America.

IL DISCO
Day & Age è un album profondamente diverso dai suoi due predecessori. Sempre meno chitarre, sempre più sintetizzatori. D’altronde se metti in cabina di regia Stuart Price e hai l’obiettivo di confermare le voci secondo cui dovrebbe essere proprio il tuo gruppo a dominare la scena mondiale, sei anche costretto a lasciar perdere le copertine in bianco e nero e i riff. L’indie rock di stampo classico lascia spazio alle suggestioni new wave e all’ambizione pop che non fa altro che richiamare David Bowie. Inutile dire che da accostamenti col Duca Bianco i Killers escono con le ossa rotte, dato che i pezzi di Day & Age mancano di fascino e cedono spesso a consumati cliché anni Ottanta. Tuttavia con singoli come Human e Spaceman i Killers segnano il 2008 e lasciano il segno su ogni frequenza radio.
Nel complesso Day & Age suona come un lavoro coeso, carico dell’ironica leggerezza patinata che si addice al gruppo più rappresentativo della capitale mondiale dell’intrattenimento. Sicuramente meno ispirato dei primi due dischi, ma è difficile etichettarlo come un lavoro non riuscito.

…E OGGI
Negli ultimi dieci anni sono cambiate davvero tante cose per la band di Las Vegas. Tra lunghe pause riempite da progetti paralleli e/o solisti e le diserzioni di Dave Keuning e Mark Stoermer dai tour mondiali, i Killers oggi sono una pallida rappresentazione di quel gruppo che prometteva di riempire le pagine degli ultimi volumi cartacei sulla storia del rock. Non che le soddisfazioni o i risultati siano mancati, sia chiaro.
Dall’uscita di Day & Age a oggi sono riusciti ancora a conquistare il tempio del Wembley Stadium (e raggiungere quella che probabilmente resterà la vetta insuperabile della loro carriera), a piazzare il loro Wonderful Wonderful, quinto album, al primo posto della US Billboard 200 e a diventare il primo gruppo internazionale a raggiungere il primo posto delle classifiche inglesi con tutti e cinque i primi capitoli discografici. Eppure l’aura positiva che ha avvolto il combo del Nevada fin dai primi passi si è dissolta, lasciando il posto a una malinconia crepuscolare che ogni vero fan del progetto di Flowers e soci ha avuto modo di respirare negli ultimi anni.
Si può sicuramente dire che Day & Age sia stato un lavoro pivotale: la scelta di mettere da parte le chitarre, i sogni rock e le aspirazioni springsteeniane in favore di una colorata antologia pop e new wave, tra rapimenti alieni, domande esistenziali e romantiche fiabe d’altri tempi.

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