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Americana degli Offspring compie 20 anni

Il 17 novembre 1998 veniva pubblicato Americana. Il quinto album in studio degli Offspring venderà nel mondo oltre dieci milioni di copie, trainato dal successo di singoli come Pretty Fly (for a White Guy), Why Don’t You Get a Job? e The Kids Aren’t Alright.

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20 ANNI FA…
Siamo alla fine degli anni Novanta e il punk rock melodico va forte, va molto forte. A guidare la cavalcata sono i Green Day e gli Offspring, con i Rancid e i Blink-182 (prima che Enema of the State arrivi a spaccare il mercato) a seguire. Gli Offspring sono ancora freschi di pubblicazione di Ixnay On The Hombre, il loro primo lavoro in studio dato alle stampe per una major, e godono ancora della spaventosa spinta in avanti ottenuta dopo la pubblicazione di Smash.
Di base se pubblichi il disco che stabilisce – e detiene tuttora – il record di vendite nella storia delle etichette indipendenti, è ovvio che poi arrivi la Columbia Records di turno e ti porti via senza chiedere il permesso a nessuno.
Ed è altrettanto ovvio che se al primo tentativo sotto contratto non riesci a replicare il successo dell’exploit indipendente, al secondo giro devi tirare tirare fuori tutto l’arsenale.
Nonostante il vizio di forma che deriva dal voler snaturare la propria natura, con Americana gli Offspring raggiungono risultati molto vicini alla vetta insuperabile del 1994 e consolidano il loro status di All-Star del pop rock mondiale.

IL DISCO
Ogni band di successo ha un album identificabile come l’album della svolta. Americana è quello degli Offspring.
L’attitudine punk si spegne piano piano, ma ad alimentarsi è la fame di successo e la frenetica ricerca del singolone pop scala-classifica che anela a diventare evergreen. Di fatto, con Americana, la formazione californiana ci riesce non una, non due, ma ben tre volte: con Pretty Fly (for a White Guy), Why Don’t You Get a Job e The Kids Aren’t Alright. Tre hit assolute.
E per arrivare a questo gli Offspring hanno dovuto tirare il freno a mano, rallentare la loro scapestrata e folle corsa punk e optare per una ritmica più contenuta, suoni più morbidi e qualche ruffianata di buon gusto.
Ma Americana non è solo questo. Al suo interno c’è anche spazio per una suite di 10 minuti (Pay The Man) e per una rivisitazione del punk hardcore made in Golden State con le bellissime Have You Ever e No Brakes. A conti fatti, Americana è un grande disco, figlio di scelte ambiziose e di un tempo in cui il pop rock aveva pochi rivali.

…E OGGI
Americana è lontano dall’essere il miglior album degli Offspring, ma resta un punto nevralgico (e di non ritorno) del loro percorso artistico, culminato nella decisione di diventare una band cardine del rock mainstream.
Oggi che gli Offspring sono più interessati a esibirsi dal vivo piuttosto che a chiudersi in studio per produrre altro materiale, Americana è quasi sempre il disco più rappresentato nelle scalette. Non è un caso: è l’immagine più lucida della band, che con l’avanzare degli anni deve fare i conti con un genere passato di moda ma soprattutto col paradosso di essere ancora i soliti Dexter o Noodles pur avendo più di cinquant’anni.
Il valore a posteriori di un disco del genere, con queste intenzioni, si misura dalla sua capacità di dividere la carriera dei suoi autori in un prima e dopo. E Americana, in questo, è formidabile.

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