Onstage

Woodworm a Berlino, il racconto del viaggio

Non il solito report, dietro quello che state per leggere c’è molto di più. Non è il solito perché ciò che Woodworm, tra le più importanti label indipendenti del nostro paese, è tutt’altro che usuale. Ad ottobre abbiamo avuto modo di raccontarvi il progetto di questa etichetta: creare un festival tutto italiano ed esportarlo a Berlino, sabato 8 e domenica 9 dicembre; a farla da protagonisti sarebbero stati gli stessi artisti di Woodworm: Motta, i Ministri, Fast Animals And Slow Kids, La Rappresentante di Lista, i Campos, Giancane e Andrea Appino in veste di DJ.

Detto fatto. A rendere ancor più entusiasmante quest’avventura è il mezzo di trasporto che avrebbe accompagnato la famiglia di Woodworm a Berlino: un pullman, sul quale artisti, tecnici, manager e giornalisti avrebbero potuto condividere un’esperienza di viaggio unica nel suo genere.

Sono circa le due quando, nella notte tra venerdì e sabato, il torpedone si presenta davanti a noi in tutta la sua maestosità: un double decker già carico di artisti e strumenti – il viaggio, per molti, è iniziato ad Arezzo, dalla sede di Woodworm -. Giusto il tempo di prendere posto e si parte alla volta di Berlino. Vi immaginate cosa può succedere quando si viaggia con dei musicisti senza la benché minima voglia di dormire? Be’, scatta la caccia alla chitarra più vicina, conquistata da Motta, non senza fatica, ed è subito karaoke. I FASK propongono addirittura di suonare Du Hast dei Rammstein, giusto per restare in tema, ma la proposta viene subito rispedita al mittente e si passa rapidamente da La canzone del sole a Loser. Prima di Berlino, spazio giusto per qualche sosta, ché con l’astinenza da nicotina dei passeggeri non si scherza, e nemmeno coi bisogni fisiologici. Alle prime ore del mattino, l’arrivo in Germania, che toccherà scalare da sud a nord, per poi arrivare nella capitale tedesca nel primo pomeriggio. Una volta arrivati, ci si dimentica dei ruoli e tutti contribuiscono a scaricare la strumentazione e le attrezzature necessarie all’interno del Bi Nuu, il locale che ospiterà il Festival, a due passi dall’East Side Gallery.

Scaricato il pullman, si va dritti in albergo, in cerca del sonno perduto. Ricerca che, sfortunatamente, dura giusto qualche ora: i Ministri, i FASK e Giancane devono recarsi al locale per il soundcheck; saranno loro, infatti, i protagonisti della prima delle due serate. Anch’io, dopo aver riabbracciato un letto, mi dirigo sul posto. Il punto di ritrovo è il backstage, dove si mangia – cibo italiano, sia lodato il cielo – tutti insieme e dove è possibile leggere negli occhi dei musicisti la voglia di salire sul palco: voglia che, più di tutti, si palesa negli occhi dei FASK, lontani dai palchi da circa un anno, davvero troppo tempo per chi vive la dimensione live come loro. È finalmente l’ora, si aprono le porte del locale, un tutto esaurito che genera grande entusiasmo. Sul palco sale Giancane, che inaugura la serata con tre brani, prima di lasciare spazio ai FASK. La band perugina si impossessa del palco, con Aimone Romizi che, con il sorriso sulle labbra, si dice pronto «a far esplodere tutto l’odio nei confronti di Woodworm per le diciotto ore di pullman», e in effetti è questo che accade: pubblico subito in delirio, con tanti accorsi dall’Italia proprio perché quella di vedere i FASK era un’occasione da non perdere, non essendo ancora previste altre date nel breve periodo. La setlist è composta dai pezzi che hanno reso i FASK una delle rock band più apprezzate d’Italia, i brani di Alaska si mischiano alla perfezione con quelli di Forse non è la felicità, infuocando il Bi Nuu. «Una cosa che possiamo ufficializzare è che suonare è molto meglio della vita normale», così Aimone prima di fare ancora stage diving e vedere la sua camicia ridotta in brandelli dalla folla indemoniata sotto palco, per la felicità di Camihawke, la sua celebre fidanzata che non ha esitato ad accompagnarlo anche – e scrivo “anche” perché ci ha raccontato di quanto i viaggi con lui siano non siano proprio “canonici” – in questa avventura. Nel corso del concerto, spazio anche ad una cover di Baba O’Riley per la quale s’intrufola sul palco anche Appino, troppo ghiotta l’occasione di intonare un pezzo storico su quel palco. A suggellare l’entusiasmo, ancora le parole di un Aimone davvero ispirato: «Se vi impegnate, nella musica – anche se magari non fai gli stadi – una soddisfazione in questa vita di merda te la togli». Vederli ed ascoltarli è un piacere, la loro è una prova che trasuda impegno e necessità espressiva , ma anche gratitudine nei confronti di un pubblico che ha deciso di seguirli persino all’estero pur di poterli rivedere dal vivo.

Finita l’esibizione dei FASK, nel delirio generale, sono i Ministri ad impadronirsi del palco: la loro esibizione è un inno al rock made in Italy, consapevoli anche loro dell’importanza di un evento del genere, affidano a Divi il pensiero di tutti: «l’abbraccio di Berlino sarà forse quello che ci terremo più stretto». Il resto è la solita grande prova di affidabilità ed esperienza, nessun aggettivo aggiungerebbe qualcosa in più ad una band che risulta capace di rinnovarsi ad ogni album, senza mai perdere la bussola che da anni li guida nel deserto di un genere che, purtroppo, nel nostro paese non gode della stessa considerazione di altri. Il pensiero, prima di Spingere, va poi a quanto accaduto nella notte tra venerdì e sabato a Corinaldo: «il nostro cuore non basta per proteggere tutti, bisogna star attenti ai concerti. Questa sera, spingiamo come Dio comanda, ma con l’affetto che ci lega». La notizia, infatti, ha sconvolto tutti su quel bus e la voglia di salire sul palco, davanti a certe tragedie, viene subito meno; a restituire l’entusiasmo necessario, l’abbraccio del pubblico che dall’Italia aveva acquistato un biglietto per Berlino solo per assistere a questi concerti: e allora si è deciso di restituire alla musica il valore taumaturgico che dovrebbe sempre avere. Con un pezzo di cuore in Italia, a Corinaldo, il Bi Nuu ha dedicato un applauso fortissimo a chi, per lo stesso entusiasmo, ha perso la vita. A chiudere definitivamente la serata, l’aftershow curato da Appino, calatosi nei panni di DJ nella città tempio del clubbing.

Tornati in hotel, c’è tempo per recuperare le energie: c’è da affrontare l’evento conclusivo di questo viaggio targato Woodworm. C’è anche, però, del tempo libero, che ognuno decide di impiegare in maniera diversa, i FASK optano per un pellegrinaggio al museo dei Ramones, il sottoscritto, invece, per un rapido ripasso delle bellezze di Berlino.

Se la prima serata era dedicata al rock nostrano, la seconda è decisamente più variegata e ci offre l’occasione di vedere dal vivo i Campos e La Rappresentante di Lista, due band molto chiacchierate nella scena indie italiana, per poi concludere con l’esibizione di Motta. Ad aprire le danze sono i Campos, la loro è una proposta di suoni più classici di chitarra acustica e basso a quelli elettronici delle percussioni, il risultato ha conquistato addetti e non, vista la buona reazione del pubblico alla loro esibizione. Tocca poi a La Rappresentante di Lista, band divisa tra Palermo, Viareggio ed Urbino, che presenta, in anteprima assoluta, alcune tracce del nuovo attesissimo album Go Go Diva – in uscita il 14 di dicembre-. Sono loro, probabilmente, la sorpresa più grande di questa due giorni: ricercatezza nei suoni, che giustifica l’attenzione maniacale con la quale è stato affrontato il soundcheck, e un’arma dal nome Veronica Lucchesi, la cantante e fondatrice del gruppo con Dario Mangiaracina – il tuttofare, che spazia dalla chitarra al basso, passando per la tastiera, ai quali aggiunge una bella laurea in medicina -. Veronica è un vero animale da palcoscenico, in possesso di una voce potente alla quale aggiunge tutta la sua esperienza a teatro ed una presenza scenica da artista navigata. Una band da tenere davvero d’occhio.

Last but not least, Motta fa il suo ingresso sul palco del Bi Nuu quando la sua band ha già cominciato a suonare Ed è quasi come essere felice. L’inizio della fine. Da lì in poi, Motta stabilisce un contatto fortissimo coi presenti, scandendone i movimenti dalla prima all’ultima canzone. L’ex Criminal Joker propone una setlist composta dai suoi brani più noti, li vive e fa sì che li viva appieno anche il pubblico: lo fa azzerando le distanze che li divide, in bilico sul bordo del palco. Questo è il suo modo di vivere la musica, lontano dall’idea che siano i sold out – che, tra l’altro, è il primo a collezionare, ma è un tema che, dopo i fatti di Corinaldo, è necessario analizzare – a determinare il successo di un artista, tentando di spostare il focus sulla proposta musicale, sull’urgenza di comunicare attraverso le canzoni: «dobbiamo smetterla con questa gara a chi ce l’ha più grosso. Ci manca solo questo in Italia». Per Roma stasera, ultimo pezzo in scaletta, torna sul palco anche Appino – reduce dall’improvvisata del giorno precedente – che imbraccia la chitarra e accompagna l’amico fraterno verso la fine della sua esibizione. Fine caratterizzata da un ritorno alle buone abitudini di un tempo, con un Motta in estasi, che scaraventa per terra i timpani, nel delirio generale, e che mette fine, così, alla prima avventura berlinese di Woodworm.

Finiti i concerti, tutti sul pullman, pronti a tornare in patria con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di veramente grande. Ed è proprio su quel pullman che si cominciano a tirar le somme di un viaggio davvero fuori dal normale. La musica è, di certo, il comune denominatore, ma è tutto quello che le gira a torno a rendere indimenticabile quanto accaduto. Musica è condivisione, è divertimento, è riflessione, è confronto e, perché no, anche viaggio. La possibilità di viaggiare a stretto contatto con gli addetti ai lavori, con gli artisti, rappresenta – e scusate se mi tiro in ballo – per me un’occasione unica di entrare in contatto con un mondo sempre più fatto di numeri, certificazioni e sempre meno di storie, di volti e rapporti umani. Woodworm ha fatto sì che questo non fosse solo un concerto, come se ne fanno tanti, ma un’opportunità di esportare un modus operandi del quale poter andar più che orgogliosi.

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