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Cremonini racconta Possibili Scenari: “È un disco che alza l’asticella”

Un evento importante per un album molto importante: alla conferenza stampa di ieri per l’uscita del sesto disco solista di Cesare Cremonini, Possibili Scenari, è presente il gotha del giornalismo musicale e nella meeting room di Palazzo Parigi non c’è un posto che sia uno. Sul palco, il presidente di Live Nation e quello di Universal, mentre Cesare, saldamente al centro, si fa attendere un po’, ma è un’attesa ben ripagata: è in forma, fa battute e parte subito dalla sua ultima, sofferta creatura, da difendere (a detta sua) anche da se stesso: “Mi sono ritrovato in questi 18 anni a dover gestire momenti di alti e bassi, non sempre facili, ma sempre sotto i riflettori. Arrivare ad oggi con le tasche piene di possibilità mi inorgoglisce”. Inevitabile una domanda su Poetica (qui il video), già riconosciuto dalla critica come capolavoro del disco insieme a Nessuno vuole essere Robin: “Ne sono fiero, sono meravigliato e spaventato allo stesso tempo, io e il mio team nella produzione del disco ci poniamo sempre come obiettivo quello di alzare l’asticella e di dare al pubblico la possibilità di scoprire sempre nuova musica. È un percorso difficile il mio, che non vive di certo sugli allori o nella tranquillità delle comfort zone artistiche”.

Cremonini è un artista consapevole della posizione raggiunta e della capacità di influenzare il suono della musica pop italiana, e non ha certamente paura di prendersi le sue responsabilità: “Finito un tour durato praticamente due anni ero sfinito. Decisi quindi di prendermi un anno completamente dedicato a rilassarmi, partendo in viaggio con la mia ragazza”. Durante il viaggio, la folgorazione. “Ho visto Love And Mercy, film su Brian Wilson e Pet Sounds dei Beach Boys”, spiega Cesare, che dopo quel film racconta di aver trovato i primi stimoli per la lavorazione del disco. “‘Vado un attimo in studio, amore’ e non sono più uscito” scherza. “Fare un album che fosse influente per me era un desiderio forte. Una volta ascoltatolo, Lorenzo (Jovanotti, ndr) mi ha chiamato per dirmi ‘Ti ammiro perché hai portato di nuovo la musica nell’arte’. Forse è un po’ troppo, ma è un ambizione che rivendico”.

Ancora pochi dettagli su come sarà lo show del prossimo tour di Cesare (ne parliamo qui), ma quel che è certo è che l’idea di entrare in uno stadio per un concerto è sempre stato un suo obiettivo: “Una volta una mia ex mi ha chiesto: ‘Vuoi fare un figlio?’ ‘No voglio fare San Siro’ è stata la mia risposta. Scherzi a parte, sarà splendido vedere tutto lo stadio cantare Poetica”.  E ancora: “Penso a mio padre che a 94 anni mi vedrà suonare al Dall’Ara di Bologna, sarà contentissimo. Personalmente amo la musica e il calcio: sarà un mix di emozioni che avrà a che fare con la voglia di misurarmi con i miei sogni. Ho iniziato a fare questo mestiere vedendo i Queen a Wembley. Per me non c’è differenza fra piazza e stadi, ma il mio sogno sono sempre stati questi ultimi”.

Il presidente di Live Nation, Roberto De Luca, prova a darci qualche informazione su come sarà lo show, anche se pare che sia ancora un work in progress. “Ho un po’ di idee, alcune le abbiamo già messe a fuoco, anche perchè Cesare sa bene cosa vuole. Noi stiamo lavorando a questo progetto, che crediamo possa piacere a lui e al pubblico. Conosco il suo valore sul palco, so quanto “suda” e quanto entra in contatto con i propri fan. Tenendo conto di tutto questo, faremo un grande spettacolo”.

Conclude Cesare, sempre sul tour: “La parola stadi significa grandi concerti. Non ho intenzione di invitare il pubblico ad una festa, voglio entrarci da musicista e da performer. Per me un stadio è uno spazio per un grande concerto di musica e il pop può permettersi di andarci”.

Luca Garavini

Foto di Giovanni Gastel

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