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Perché il video di Childish Gambino sta facendo discutere tutto il mondo

Ho la pelle chiara, vivo in Italia e non sono mai stato in America, eppure il video della nuova canzone di Childish Gambino, This Is America, mi ha scosso profondamente. E, a quanto pare, non ha turbato soltanto me che vivo tranquillo e beato nella mia casa a Parma, che poi è di mia madre, ma ha scombussolato l’intera opinione pubblica. Il mondo intero ne parla a gran voce. E ci mancherebbe, dirà qualcuno. Secondo me, invece, non è poi così scontato essere colpiti da qualcosa di così lontano da quello che è il nostro quieto vivere quotidiano.

In questi giorni chiunque ha detto la sua riguardo al pezzo e ha, ovviamente, fatto riferimento alla clip diretta da Hiro Murai che lo accompagna. Difficile quindi aggiungere quel quid in più che fa la differenza, soprattutto rispetto alle dettagliate e numerose analisi realizzate da chi l’America, quella vera e di provincia, la vive tutti i giorni. È facile inoltre, in queste circostanze, cadere nella retorica più spicciola. Il problema delle armi negli USA è una cosa seria così come lo è essere neri nel Paese che ha come presidente Donald Trump. Già solo un anno fa Donald Glover, questo il vero nome di Gambino, nel presentare la serie tv Atlanta alla stampa diceva, in breve, che “c’è tanto odio oggi in questo Paese, anche se tutti dicono amiamo i neri“.

Nelle ultime settimane, poi, hanno suscitato molto scalpore le parole e i tweet di Kanye West. Il rapper, tra un’uscita fuori luogo e l’altra, ha dichiarato che la schiavitù è stata una scelta dei neri. La sue parole hanno inevitabilmente scatenato un enorme putiferio, soprattutto sui social dove è stato bersagliato, nella maggior parte dei casi, dai cinguettii feroci degli utenti. Molti artisti americani, inoltre, hanno preso le dovute distanze dalle sue parole dichiarandosi contrariati. Per questo motivo viene quasi naturale vedere nel video di Gambino una sorta di risposta alle recenti affermazioni del marito di Kim Kardashian.

Ho sempre considerato il rap come l’ultimo genitore da cui dobbiamo aspettarci le buone maniere. Un genere musicale perlopiù sessista, nato con l’intento di tirare via i ragazzi dalla strada per evitare che si azzuffassero e, nel peggiore dei casi, si ammazzassero. Un po’ come il pugilato nel Sud Italia. Anche per questo motivo, in modo superficiale forse, ho dato maggiore importanza alla musica che non ai testi. Non sono mai stato un amante del contenuto fine a se stesso. Mi sono approcciato a questo genere musicale da giovane. Io, che non ho mai visto né impugnato un’arma, andavo letteralmente in estasi per il gangsta rap. E tutt’ora, lo ammetto, nei momenti di svago ascolto rapper che su basi trap non dicono assolutamente nulla di significativo. Se non quanti soldi fanno e quante modelle si portano a casa. E mi va bene così.

In un epoca storica come questa in cui a detta di tutti il contenuto, sia esso di spessore che non, è andato via via a scemare, surclassato da una nuova generazione che ha puntato tutto sulla melodia e sull’immagine frivola, mi ha fatto piacere che un artista come Gambino sia riuscito a smuovere gli animi su una base trap, anche grazie a una clip esplicita che mostra scene di violenza cruda, alternate a immagini apparentemente felici e gioiose.

Il rap non è mai stato così forte nel mondo come oggi. Questi sono i giorni del premio Pulitzer a Kendrick Lamar. Le parole in questo genere musicale a quanto pare, come direbbe qualcuno, sono ancora importanti. Childish Gambino ha fatto qualcosa di grande, di eccezionale. Un pezzo, un gesto, una rivolta che rimarrà nel tempo. Ci ha reso cittadini del mondo.

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